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Corniglia, storia di vino e d’autori

Una casa a Corniglia in mezzo ai vigneti

Corniglia, storia di vino e d’autori

Come tutte le altre Cinque Terre, anche Corniglia ha un nome di origine latina sicuramente riferito alla Gens Cornelia. L’insediamento ha origini molto antiche ed è sempre stato rinomato per la sua produzione vinaria. Essendo l’unico borgo a non lambire il mare ( si trova infatti su un’altura di circa 90 metri) la sua attività principale è da sempre la cura dei vigneti che circondano l’abitato suddivisi nei tipici terrazzamenti liguri. Famosa da sempre è la Vinaccia, a testimonianza della sua esportazione fin dai tempi antichi è bene sapere che sono state trovate addirittura in uno scavo a Pompei alcune anfore vinarie le quali portavano il nome “Cornelia” sopra, probabilmente indicante proprio la località da cui proveniva il vino. Anche Boccaccio nella sua opera più famosa, il Decameron cita la Vernaccia di Corniglia, usata dal protagonista Ghino per guarire l’abate di Cluny dai suoi forti dolori di stomaco:

“…L’abate, che, come savio, aveva l’altierezza giù posta, gli significò dove andasse e perché. Ghino, udito questo, si partì, e pensossi di volerlo guerire senza bagno; e faccendo nella cameretta sempre ardere un gran fuoco e ben guardarla, non tornò a lui infino alla seguente mattina; e allora in una tovagliuola bianchissima gli portò due fette di pane arrostito e un gran bicchiere di vernaccia da Corniglia, di quella dello abate medesimo, e sì disse all’abate: – Messer, quando Ghino era più giovane, egli studiò in medicina, e dice che apparò niuna medicina al mal dello stomaco esser miglior che quella che egli vi farà, della quale queste cose che io vi reco sono il cominciamento; e per ciò prendetele e confortatevi.
L’abate, che maggior fame aveva che voglia di motteggiare, ancora che con isdegno il facesse, si mangiò il pane e bevve la vernaccia, e poi molte cose altiere disse e di molte domandò e molte ne consigliò, e in ispezieltà chiese di poter veder Ghino. Ghino, udendo quelle, parte ne lasciò andar sì come vane, e ad alcuna assai cortesemente rispose, affermando che come Ghino più tosto potesse il visiterebbe; e questo detto, da lui si partì, né prima vi tornò che il seguente dì con altrettanto pane arrostito e con altrettanta vernaccia; e così il tenne più giorni, tanto che egli s’accorse l’abate aver mangiate fave secche, le quali egli studiosamente e di nascoso portate v’aveva e lasciate.
Per la qual cosa egli il domandò da parte di Ghino come star gli pareva dello stomaco; al quale l’abate rispose: – A me parrebbe star bene, se io fossi fuori delle sue mani; e appresso questo, niun altro talento ho maggiore che di mangiare, sì ben m’hanno le sue medicine guerito.”

Anche Petrarca non manca di sottolineare la bontà di questo vino per il quale Corniglia, e le Cinque Terre in generale sono celebrate.

“Da qui i vigneti illuminati dall’occhio benefico del sole e dilettissimi a Bacco si affacciano su Monte Rosso e sui gioghi di Corniglia, ovunque celebrati per il dolce vino”

Sopra queste ‘magiche’ vigne torreggia il campanile della chiesa di San Pietro, uno dei monumenti religiosi del paese commissionati dalle varie famiglie che l’hanno dominata – come per esempio i Fieschi, i Signori di Carpena e di Luni . Vista la sua posizione  a circa 90 metri di altezza dal mare Corniglia e’ il paese delle Cinque Terre che più di tutti domina  la costa e per questo offre una vista mare impareggiabile.