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Monterosso: Storia di un paese diverso

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Monterosso: Storia di un paese diverso

 

“Monterosso è un paese diverso” racconta la testimonianza di un signore del luogo che ripercorre la sua storia “al contrario delle altre quattro terre, qui non ci sono segni e testimonianze di dominazioni […] qui potevamo eleggere il parroco”.

Monterosso al mare nasce dall’insediamento di Albereto, in collina, raso al suolo da Rotari, violento re Longobardo, che costrinse gli abitanti a spostarsi verso la costa dove si ergeva il castello. Come testimonia l’appassionato di storia citato prima, nonostante sulla carta Monterosso sia appartenuto prima ai signori Fieschi e poi alla Repubblica di Genova, il suo animo indipendente ha sempre fatto in modo che si distinguesse dal resto delle Cinque Terre.

Le occupazioni principali erano la pesca e la coltivazione dei limoni. Inizialmente si produceva anche la seta ma purtroppo una malattia distrusse i gelsi e quindi i bachi non ebbero più di che nutrirsi, solo allora si passò alla coltivazione dei limoni, rimasti nella storia e citati anche da Montale nelle sue poesie. Erano le donne ad occuparsi di agricoltura, gli uomini, ma anche i ragazzi, andavano invece a pesca. Famosa la tonnara di Monterosso che dal 1531 ogni giorno partiva per il mare aperto per poi rientrare al riparo la sera dietro punta Mesco.

Si narra inoltre della partecipazione di Monterosso e delle sue piccole barche alle famose “Crociere dei cento giorni” che coinvolgevano soprattutto gli abitanti di Camogli e Sestri Levante, attrezzati con imbarcazioni più grandi e veloci. I tre paesi liguri si recavano in Gorgona per la pesca delle acciughe e la loro salatura, dopodiché i barili contenenti le acciughe partivano da Livorno verso il resto dell’Italia e anche all’estero.

La grandezza di Monterosso emerge anche dai vari monumenti della città, in primis il castello con le sue tre torri, la Chiesa di San Giovanni Battista (la più grande delle Cinque Terre) e la statua del gigante. Quest’ultima è ancora oggi, nonostante la sua decadenza, meta di molti turisti che ne osservano la maestosità, anticamente il Gigante simboleggiava il Dio Nettuno, aveva in mano un tridente e sorreggeva sul capo un’enorme conchiglia che fungeva da terrazza e pista da ballo a Villa Pastine. Bombardamenti e mareggiate hanno purtroppo deteriorato questa opera che ora manca di braccia, una gamba e della conchiglia ma che, con i suoi 14 metri di altezza sicuramente mantiene il fascino antico.

In questo video, la testimonianza di un appassionato di storia locale che ci racconta di come Monterosso, appunto, sia un ‘paese diverso’.

https://www.youtube.com/watch?v=HuQ4tD6Nn4M